La dama del nord dopo giorni di attese e ricerche ci ha omaggiato della sua vista. Fin dalla prima sera in terra Islandese l'avevamo cercata invano. Il cielo era rimasto sempre coperto e ne avevamo solo intuito la presenza dietro le nuvole (con lunghe esposizioni si intravedeva un bagliore verde).


Arrivati però al quarto giorno, raggiunto il nostro cottage nel bosco, lontano da fonti di luce e grazie ad un cielo terso, ci siamo resi conto della sua presenza.
Siamo subito corsi fuori quindi, in compagnia di un grosso thermos di caffè bollente per resistere al freddo pungente e per qualche ora ci siamo fatti intrattenere dalla sua danza.
L'aurora boreale è generata dall'interazione di particelle solari cariche con l'atmosfera terrestre. In questi ultimi 8-10 anni il sole ha attraversato un periodo di forte attività e quindi è stato più semplice osservare questo spettacolare fenomeno. Nella prossima decade invece, da quello che dicono gli astrofisici, a causa di un ciclo più calmo i fenomeni dovrebbero ridursi.

Per fotografare l'aurora è assolutamente necessario un cavalletto stabile e lenti grandangolari (ma non solo) molto luminose. Un valido diaframma massimo è il 2.8 accompagnato da un corpo macchina che sopporti bene sensibilità elevate. Noi a causa della presenza della luna abbiamo potuto lavorare a iso abbastanza bassi e diaframmi tra i 4 e i 5.6. Ho scattato maggiormente col Samyang 14 e il Canon 50mm.
Per osservare l'aurora bisogna recarsi​ necessariamente nelle terre del nord Europa nei mesi invernali, dove a causa delle lunghe notti è più probabile poterla vedere. In casi di fortissima attività solare può capitare di vederla fino in Scozia e persino Inghilterra, ma le migliori mete fotografiche rimangono senza dubbio l'Islanda e la Norvegia.


Il Plane Wreck è diventata negli ultimi anni una vera meta. Tutti e dico tutti, raggiungono questa tappa. Abbiamo dovuto lottare per realizzare qualche scatto decente senza la presenza di turisti, che ostinatamente si abbarbicano sui resti delle ali di questo DC-3, caduto sulla spiaggia nera nel 1973.

Il relitto per la posizione che occupa fornisce gli spunti più disparati e la cromia che regala grazie al contrasto col fondo nero è molto interessante. Originariamente era visitabile in auto (è a qualche chilometro dalla Ring Road), ma negli ultimi anni hanno chiuso la strada sterrata che vi portava e adesso bisogna farsi il tragitto a piedi, nulla di straordinario vista la mancanza di dislivello, in cambio camminando ci si può dedicare all'ambiente circostante, che solo ai più distratti può risultare piatto.

Il povero DC-3 è ormai completamente distrutto dalle intemperie, rimane la carcassa, niente ali e motori e sono ancora visibili i punti di impatto col terreno. Pare che nell'atterraggio di fortuna non morì nessuno, se è cosi complimenti al pilota per il coraggio. Il soggetto meritava davvero tanto, avremmo voluto passare più tempo in sua compagnia, magari passarci la notte, ma il meteo, tanto per cambiare era davvero inclemente e i turisti troppi!

Consigli fotografici: cavalletto, grandangoli e tele, io ho usato anche il fish-eye per gli interni. Molto graditi anche i filtri ND, io ho usato il "solito" ND1000.

 

Indicazioni stradali


Percorrendo la ring road in direzione est è visibile, sulla sinistra qualche chilometro dopo la cascata Skogafoss, un parcheggio gratuito. La sterrata è lunga e va fatta rigorosamente a piedi.

A questo link puoi trovare il punto del relitto.


La parte centrale dell'Islanda è completamente ricoperta da una enorme calotta glaciale che si estende per centinaia di chilometri: il Vatnajökull. Da questa calotta scendono verso il mare giganteschi ghiacciai, ogni valle tra le montagne è ricoperta da queste lingue di colore azzurro, lingue da cui nascono laghi e cascate e che plasmano col loro peso tutto il territorio che vanno a tagliare.

La laguna di cui vi parlerò oggi e che abbiamo visitato in diverse tranche, nel nostro secondo e terzo giorno sull'isola, è generata proprio da uno di questi ghiacciai. E' il più grande lago d'Islanda e tramite esso si riversano verso il mare non solo acqua dolce ma anche enormi iceberg che dopo essersi staccati dal fronte del ghiacciaio, tagliano lentamente il lago per poi finire in mare dove saranno fatti a pezzi dalla fusione e dal lavorio delle grandi onde che battono la costa.

Queste montagne di ghiaccio, alte fino a 30 metri sono uno spettacolo di forme e colori. Vanno dal nero al bianco, dal blu intenso all'azzurro e col loro lento incedere offrono gli spunti più disparati ai tanti fotografi assiepati sui lati della laguna.

Una volta arrivati sulla costa poi, vengono frammentati in pezzi che vanno dai pochi cm alle dimensioni di un auto e devo dire che aggirarsi in questa foresta di ghiaccio regala delle emozioni straordinarie. Il contrasto di colore con la spiaggia nera poi è davvero la ciliegina sulla torta. Le lunghe esposizioni col moto ondoso che li sfiora generano uno splendido effetto fotografico. Per ore sono stato a cercare gli angoli migliori e le forme più interessanti, mentre il crepitio e i tonfi sordi del ghiaccio in fusione faceva da contraltare al mare che è sempre forte e presente in Islanda.

Per chi volesse visitare questo spot consiglio assolutamente un tele obiettivo, indispensabile, insieme al cavalletto, per tutti i dettagli che questo spettacolo naturale può offrire.

Indicazioni stradali


La laguna è tagliata da un grande ponte della Ring Road, facile da riconoscere. Svoltando sia a destra che a sinistra in direzione Est ci sono ampi parcheggi per visitare il lago oppure la spiaggia.

A questo link puoi trovare la mappa del Jökulsárlón.


L'Islanda, dopo spiagge e ghiacciai, è soprattutto cascate. Cascate che vanno dal rigagnolo a vere pareti di acqua che precipitano giù con fragore assordante. Fino al quarto giorno sull'isola ne abbiamo viste poche, la parte est del paese non ne ha di grandi, potrete quindi capire l'impressione che ci ha potuto destare la visione di Seljalandsfoss: sessanta metri di caduta per una ventina di larghezza, un tonfo sordo alla base e tantissima acqua che impregna tutti i vestiti già a 100 metri di distanza, questa è Seljalandsfos.

Già dalla strada ci siamo dovuti fermare per scattare le prime foto in lontananza, tanto era lo stupore. Da vicino è un vero spettacolo della natura. Sulla destra un sentiero si inerpica e porta i turisti a girare dietro al flusso d'acqua. Originariamente questo getto precipitava direttamente nel mare, ma nel corso dei secoli il mare si è ritirato lontano e adesso è possibile inoltrarsi in questo antro che permette una visione unica.

Inutile dirvi la difficoltà nello scattare. L'attrezzatura è esposta all'acqua incessantemente con i rischi che ne conseguono. La lente frontale si ricopre in pochi istanti di goccioline e quindi anche scatti riusciti, si trasformano dopo la visione su display, in qualcosa da cestinare. Ho provato e riprovato per parecchi minuti a fare delle lunghe esposizioni ma il vento mi ha permesso di ottenere davvero pochissime foto. Da dietro è anche peggio, sembra di essere in una nuvola.

Consiglio, a chi volesse scoprire questa meta, un buon panno assorbente per le lenti e magari anche una copertura per la pioggia. Io nonostante i rischi ho cambiato lente a tutti e due i corpi in prossimità della cascata. Si lo so, state pensando che sia pazzo, ma con un po' di attenzione, tra una folata di vento e l'altra ci si può riuscire. Ho usato da sinistra i grandangoli Canon 17-40 e Samyang 14mm, mentre sul secondo corpo ho avuto prima il tele 70-200 e poi sono passato al fish-eye, che è stato l'unico modo per avere uno scatto da dietro che cogliesse tutta la parete.

Indicazioni stradali


Percorrendo la ring road in direzione est la cascata è visibile sulla sinistra dopo Hvolsvollur. Dalla 1 si fa una piccola deviazione sulla strada 249 e dopo un qualche centinaio di metri si raggiunge il parcheggio della cascata.

A questo link puoi trovare la mappa di Seljalandsfoss


"Il mare non insegna, il mare fa alla maniera sua" diceva Erri De Luca. Questa massima si adatta perfettamente al mare che ho visto a Reynisfjara.

Questa spiaggia nera, circondata da alte scogliere e grandi faraglioni di basalto è meravigliosa, sì! Il mare che la batte con le sue onde, no! È un mare torbido e potente che genera onde gigantesche e che ogni tanto porta via qualche sprovveduto turista che non si cura di quanto queste onde possano essere forti.

"La spiaggia più pericolosa d'Islanda", questo l'appellativo usato sui cartelloni presenti prima della battigia. Lo scalone presente sul fondale genera queste potenti onde che arrivano veloci e inesorabili sui tanti turisti che si accalcano intorno a noi. Il pericolo non sembra preoccuparli, l'importante è portare a casa un selfie da condividere con gli amici. A Reynisfjara sono rimasto davvero colpito dalla stupidità umana!

Le rocce della scogliera, di forma esagonale, sembrano essere state create da un gigante. Lunghe strisce perfette di pietra durissima che il mare non sembra intaccare. Poco distanti dalla riva due gruppi di faraglioni che resistono stoicamente alla tempesta. Sulla destra, molto lontano - la spiaggia è lunga quasi cinque chilometri - altri faraglioni.

Qui abbiamo trovato l'ennesimo acquazzone ad attenderci, che però ad un certo punto ci ha fatto intravedere la luce ad ovest, regalandoci degli splendidi colori sulla cresta delle onde.

La natura in Islanda trasmette paura. Un orrido affascinante che ti colpisce ad ogni cosa nuova che ti si pone davanti.

 

Indicazioni stradali


La spiaggia è ampiamente segnalata sulla Ring Road poco prima di Vik in direzione Est. Dal bivio l'unica strada, la 215, ti porta in 5 minuti nell'ampio parcheggio. Da lì si può scendere a riva o prendere un sentiero che, salendo, ti porta in alto sulla scogliera, zona di nidificazione dei Pulcinella di mare, che noi non abbiamo potuto ammirare vista la stagione.

A questo link puoi trovare la mappa di Reynisfjara

Scarica lo sfondo

Scarica uno sfondo naturalistico per il tuo smartphone. Sceglilo tra le mie migliori foto, è gratis!